Una idea di città che passa (anche) dai quartieri, dalla rigenerazione urbana, dalla riscoperta degli spazi del vivere quotidiano. Margherita Silvestrini riparte dalle piazze, dopo il lungo lavoro di redazione della bozza di programma: piazze come luogo di confronto ma anche come proposta.

«Il programma è pronto: è in bozza e il 19 maggio si terrà la plenaria per approvarlo» spiega la candidata del centrosinistra a Gallarate. «Poi inizieremo con un tour nei quartieri, cercando il confronto con chi quel quartiere lo abita e lo vive. Questo tour ci terrà impegnati nell’estate».

Silvestrini ha scelto di fare un percorso lungo e per certi versi silenzioso, ha iniziato a macinare incontri e serate già in autunno (con parentesi solo online nel periodo di picco della pandemia), mentre un gruppo allargato e per gruppi tematici lavorava sul programma. «Già la costruzione di questo programma è stato un percorso non usuale: abbiamo cercato il confronto con tutte le persone che volevano partecipare. Sono state coinvolte anche persone che volevano contribuire al futuro della città, anche se non si riconoscono in un partito. Un percorso anche faticoso e lungo, durato quattro mesi, fatto anche di confronto con esperti e scoperta di buone pratiche e confronto con esperti».

Silvestrini parla di una proposta di città che parte da due bisogni emergenti emersi dalla pandemia: «da un lato il desiderio di socialità e relazioni, dall’altro l’insicurezza dal punto di vista della salute e del lavoro». Due grandi capitoli che richiedono di agire ma contemporaneamente di guardare in prospettiva: «In maniera sfidante si deve guardare a progettazioni realizzabili ma anche ambiziose. Serve slancio per cogliere opportunità e dare a Gallarate una dimensione che merita, terza città della provincia con ruolo di protagonista, dalle infrastrutture ai servizi sanitari»

Ed è anche da qui che nasce l’idea di passare anche dai quartieri, piccole comunità dentro la più grande comunità cittadina. Il tema della rigenerazione è ormai emerso come parola, ma dietro ci sono anche visioni diverse e questo viene richiamato: «C’è una rivoluzione urbanistica che noi pensiamo debba mirare alla rigenerazione dell’esistente salvaguardando suolo, un bene non rinnovabile. E deve essere una riqualificazione che colga tutte le opportunità, non solo nel senso dell’interesse degli operatori ma anche della collettività. E per questo crediamo sia centrale il ruolo dell’amministrazione, partendo dai propri immobili. In particolare delle scuole, cuore dei quartieri, anche in senso funzionale a favore di quelle comunità, con spazi polifunzionali».

Scuole e piazze centro dei quartieri

Su questo la città di Gallarate ha portato “a casa” 14,5 milioni di euro di risorse. Il centrosinistra ha rivendicato il suo ruolo, ma è anche vero che c’erano differenze di approccio: cosa non vi convinceva?
«Non condividevamo la scelta del nuovo polo scolastico unico Cajello-Cascinetta  perché incide su un’area che oggi a verde, tra le poche in una zona molto costruita: la nostra proposta puntava soprattutto sulle riqualificazione delle scuole esistenti. Stante la posizione irremovibile dell’amministrazione, abbiamo cercato di compensare l’utilizzo di quell’area con la proposta di intervento con un ambito di ripiantumazione a Cajello, nella zona del campo sporitivo. Nella proposta accolta dal bando Cajello inoltre viene depauperata di entrambe le scuole: le primarie rimangono chiuse (a differenza di Cascinetta, dove si pensa ad altra funzione con le risorse) mentre l’asilo di via Liberazione cambia funzione. Mentre noi siamo convinti che la scuola rimanga luogo di vitalità per i quartieri».

[lefoto id=1218498] Un particolare della grafica del grande progetto Cascinetta-Cajello: al centro in marrone l’area del futuro plesso scolastico unico

Cosa significa la dimensione del quartiere? Come si interviene?
«Usiamo una espressione: una piazza per ogni quartiere, uno spazio con più arredi urbani, non con meno. Con una qualità che deve essere qualificante per tutta la città, non solo per il centro: un intervento che sia utile all’identità, capace di connettere gli spazi, che favorisca il rilancio, sottrae pezzi di città dall’idea di “dormitorio”. Il lockdown ci ha insegnato che i luoghi prossimi a dove viviamo hanno una centralità e una importanza. Quante volte vediamo persone a passeggio nel nostro quartiere o nelle aree verdi vicine? Uno scenario che non esisteva».

“Nei quartieri sperimentiamo insieme i nuovi spazi”

E come si fa a dare corpo? «L’attenzione ai quartieri deve diventare strutturale. È una attenzione da sperimentare anche con la urbanistica tattica, che consente di promuovere interventi da sperimentare per rivitalizzare gli spazi, ragionando insieme, capendo se funzionano, se migliorano la vita del quartiere. Dico un esempio: la via Madonna in Campagna – dove si affacciano le scuole del quartiere, l’oratoro, il centro commerciale -andrebbe rivista inserendo ciclabili vere e alberature, creare ingressi protetti per le scuole. Lo spazio della scuola, in quel quartiere come altri, può essere anche spazio di socialità, che migliora qualità della vita e delle relazioni, un tema fondamentale».

Ecco perché si riparte dal tour dei rioni, «attraversando i quartieri e cercando di declinare una proposta di carattere generale in ambito specifico, attraverso il confronto con le esigenze e le visioni di tutti».

[lefoto id=518768] Una delle maggiori aree dismesse della città: le ex Officine Fs, chiuse nel 1997, ancora proprietà del Gruppo Fs e ancora in attesa di rigenerazione

Poi certo, il tema della rigenerazione e degli spazi della città è più ampio. E Silvestrini richiama anche un altro percorso, dopo il bando regionale/europeo che ha portato molte risorse: «Entro il 30 giugno il Comune deve arrivare definizione degli ambiti di rigenerazione su aree private: si potranno trovare finanziamenti solo sulla base di quell’elenco». È appunto l’altro versante della rigenerazione: non quella degli spazi e degli edifici pubblici, ma quella delle aree private, che spesso (dai cortili abbandonati alle enormi aree industriali o ferroviarie dismesse) sono anche zone problematiche e occasioni mancate. «La scadenza è il 30 giugno. So l’obiezione che viene posta, che l’elenco è rinnovabile ogni anno. Ma ogni anno è perso se non si va avanti. E questa è anche una occasione per conoscere e analizzare problemi e occasioni: rigenerare significa non solo andare incontro all’operatore privato, ma anche salvaguardare interessi pubblici».