Ritornare a occuparsi di sanità, ma in termini di pianificazione e programmazione. È quanto prevede il programma elettorale del candidato sindaco Davide Galimberti. I suoi “consiglieri” riuniti nella lista “Lavoriamo per Varese con Galimberti Sindaco” si sono ritrovati in un’aula conferenze di Villa Cagnola a Gazzada Schianno.

LA POLITICA DEVE TORNARE A OCCUPARSI DELLA PROGRAMMAZIONE IN SANITA’

Medici, infermieri, ostetriche, rappresentanti del terzo settore hanno ascoltato le necessità di un sistema che, come ha sottolineato l’avvocato Luca Degani presidente di Uneba ( associazione che raduna la maggior parte delle residenze socio sanitarie della Lombardia): « È ora che la politica torni a occuparsi di questo tema che si regge ancora su un modello legislativo di 40 anni fa. Un modello di popolazione che non esiste più. Allora prevedeva l’acuzie  per una platea di persone che oggi, dopo 4 decenni, è invecchiata, ha bisogno di risposte diverse. Invece l’impalcatura è ancora quella dell’ospedale al centro, per la cura dell’emergenze e urgenze. Sono, quindi, sicuramente favorevole che sia a Milano con il candidato Sala sia a Varese con Galimberti si voglia rimettere al centro la programmazione sanitaria. La politica deve tornare a occuparsi della salute dei suoi cittadini per cambiare l’attuale paradigma. La pandemia ha evidenziato tutte le debolezze di questo modello: non è più tempo della tecnica, che in questi mesi ha dato il meglio delle risposte, ma c’è bisogno di visione e strategia». 

ALCUNI PUNTI DEBOLI DELL’ATTUALE MODELLO

Degani è intervenuto al termine di un dibattito moderato dall’onorevole Maria Chiara Gadda, partito dalla presentazione di alcuni candidati di lista che hanno elencato alcune urgenze: il dottor Fausto Caravati primario di chirurgia ha sollevato il tema delle liste d’attesa dove manca una vera regia che coordini il doppio canale pubblico privato nello smaltimento delle code, il dottor Matteo Casali, ortopedico e appassionato di sport, che ha abbozzato il piano destinato alla prevenzione soprattutto nelle scuole e un progetto di implementazione tecnologica per alleviare solitudine e abbandono dei più anziani. L’infermiere a domicilio in Canton Ticino Hicham El Moutakouil ha raccontato la sua esperienza di cure a casa d’intesa con il medico di medicina generale per una vera integrazione ospedale e territorio mentre l’infermiera Antonella Monachello ha anticipato il tema delle case e ospedali di comunità previsti dal piano nazionale e che saranno finanziati dal PNRR.

L’IMPORTANZA DELL’UNIVERSITA’ PER POTER INVESTIRE SUI GIOVANI

Ed è proprio l’attuazione di questo ambizioso piano a cui sono collegati, tra le altre cose, i 209 Miliardi del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, come ricordato dall’on Gadda, è stato al centro della serata che ha visto protagonisti il dottor Guido Bonoldi, ex primario di geriatria a Varese poi ex direttore della Medicina all’ospedale di Busto e poi Presidente della Fondazione Molina dove ha affrontato il duro periodo della pandemia senza tirarsi indietro nemmeno quando l’azienda ospedaliera varesina ha fatto appello a medici in pensione e si è rimesso il camice per entrare nei reparti Covid: « Varese ha una fortuna – ha spiegato il medico candidato – ed è quella di avere un’università che permette di avere giovani in formazione sia medici sia infermieri. Ma anche educatori professionali il cui ruolo, nei programmi di prevenzione, è importantissimo. Io sono coinvolto nella formazione di questi giovani, tengo lezioni sull’utilizzo dell’ecografo al letto del paziente. È una mia passione quella di trasmettere le mie conoscenze alle future generazioni di specialisti. Possiamo davvero costruire un modello differente, chiedendo a ognuno di fare un pezzetto del complesso disegno per una nuova e diversa politica sanitaria».

DA COSA INIZIARE PER SVECCHIARE IL SISTEMA ATTUALE

Ospite della serata il dottor Giulio Minoja, storico primario della terapia intensiva dell’ospedale di Varese, anche lui tornato in corsia per dare una mano nei momenti più difficili della pandemia. Nella sua relazione, ha affrontato lo sviluppo concreto delle nuove strutture territoriali che gestiranno una sanità più attenta al bisogno della popolazione. Il modello è quello delle “case della salute” che in altre regioni d’Italia già sono diffuse come ha raccontato in collegamento da Parma un medico che lavora in una struttura integrata della medicina. Il dottor Minoja ha spiegato il modello, le specifiche, i vantaggi e il cambio di passo che occorre: « Gli elementi centrali sono: connessione tra ospedali, medici curanti e infermieri ciascuno con la propria competenza, modernizzazione attraverso la tecnologia, aggiornamento dei protocolli in gran parte ormai superati e sburocratizzazione così da alleggerire il carico del personale sanitario e facilitare i cittadini nelle pratiche».

DURANTE LA PANDEMIA NOI SINDACI CI SIAMO SENTITI SOLI

Un programma dettagliato e professionale che ha talmente convinto il candidato sindaco Galimberti da inserirlo come primo punto del programma: « Nei mesi del lockdown, noi amministratori ci siamo sentiti molto soli. Avevamo le informazioni ufficiali da Regione, sentivamo in via amichevole gli operatori sanitari sotto forte pressione. Abbiamo capito che il nostro sistema si basa sull’abnegazione di chi ci lavora. È stato proprio in quei giorni che abbiamo percepito l’urgenza di cambiare passo. Noi non avevamo strutture di riferimento a cui appoggiarci per capire le situazioni e reagire in modo proficuo, non avevamo mezzi per contrastare il dibattito spesso contrastante su temi essenziali. Abbiamo compreso la necessità che un’amministrazione e un sindaco, che è il rappresentante sanitario dei suoi cittadini, avessero un “Comitato tecnico scientifico” a cui rivolgersi per avere suggerimenti , consigli e spiegazioni. La mia scelta di dare valore e importanza alla sanità è emersa nei giorni più bui della pandemia. Prima di allora, ogni richiesta di cambiamento veniva rigettata per “mancanza di fondi”. Oggi i finanziamenti sono in arrivo ma occorre ottenerli e, per far questo, l’Europa chiede idee e progetti, immediati e di reale applicazione. Per questo motivo io voglio che si acceleri sulla costruzione dei progetti, così da essere pronti a battere tutti sulla velocità. Mi preoccupa molto che altri schieramenti non abbiano a cuore questo obiettivo: c’è il rischio di arrivare tardi e perdere l’occasione se ci si farà cogliere impreparati. Evitiamo di perdere 100 a 0». 

Il tema della sanità riaccende la passione anche in chi riteneva di aver ormai visto tutto. Nel pubblico anche l’onorevole Antonio Tomassini, medico e deputato con una lunga attività politica. Nel suo discorso si è scagliato contro la programmazione miope dell’Asst Sette Laghi che ha prodotto un POAS « bocciato da 27 apicali su 46, che prevede la riapertura dell’ospedale di Cuasso dedicandolo alle malattie respiratorie quando sono stato proprio io a volerlo chiudere perché inadeguato a gestire i casi critici, che si vanta di attivare una sala chirurgica ibrida – commenta Tomassini che, per il piano futuro, ammonisce –   Nella futura riorganizzazione occorrerà avere sempre presente la pari dignità di tutte le strutture per evitare di formare equipe di serie A e di serie B».